“Laboratori e un museo del mare per rilanciare il patrimonio del Porto di Napoli“

in foto Andrea Annunziata

Intervista al presidente dell’Autorità portuale di Napoli Andrea Annunziata

“Per superare la crisi e ripartire nel medio periodo in maniera più incisiva bisogna risolvere il gap infrastrutturale che ancora contraddistingue il nostro sistema portuale, in particolare del Mezzogiorno, migliorando i collegamenti viari e soprattutto realizzando i collegamenti su ferro indispensabili per fare dei nostri porti i nodi di un sistema logistico interconnesso”. Già deputato e sottosegretario al ministero dei Trasporti, Andrea Annunziata, fresco di nomina all’Autorità Portuale Tirreno Centrale, non ha dubbi: “La scommessa si può vincere a patto che il legislatore proceda ad una reale semplificazione delle procedure”.

Presidente Andrea Annunziata, quella contro la pandemia è guerra di trincea che richiede senz’altro resilienza ma anche visione. L’economia del mare ha subito gravi perdite negli ultimi mesi, cosa servirebbe per ripartire in modo organico?
“Siamo già ripartiti. In questi mesi gli operatori dei porti di Napoli e Salerno hanno affrontato con determinazione la crisi, mantenendo lì dove possibile i traffici. Mi riferisco in particolare al traffico delle rinfuse solide che, nel porto di Napoli registrano un incremento del 4,5% e al traffico Ro-Ro che, nel porto di Salerno ha un incremento del 6,61%. E’ chiaro che i porti, essendo nodi di un sistema interconnesso non solo dal punto di vista logistico, ma anche dei mercati di riferimento, non possono non risentire dell’andamento globale dell’economia. Per questo, come è noto, alcuni settori di traffico hanno subito un arresto o una riduzione drastica, come nel caso del traffico crocieristico e del traffico passeggeri. Lei mi chiede come affrontare in modo organico la crisi. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ora Ministero anche della mobilità sostenibile ha stanziato circa 1 miliardo di euro per le Autorità di Sistema Portuale per sostenere progetti ritenuti di rilievo per l’economia dei diversi sistemi portuali. Il Recovery Fund dedica ampia attenzione al tema dello sviluppo del sistema portuale e della logistica. Uno dei punti, infatti, del PNRR recentemente rivisto dal governo Draghi e dal ministro Enrico Giovannini riguarda l’impegno di circa 3,68 miliardi per il potenziamento dell’intermodalità e della logistica integrata. L’obiettivo è migliorare competitività, produttività e capacità dei porti, realizzando, tra l’altro, una serie di interventi sistemici, l’accessibilità portuale e nuovi collegamenti viari e ferroviari ( ultimo miglio). Il settore marittimo del Paese ha segnato nel secondo semestre del 2020 -40,5% del traffico marittimo. Per superare, dunque, la crisi e ripartire nel medio periodo in maniera più incisiva bisogna risolvere il gap infrastrutturale che ancora contraddistingue il nostro sistema portuale, in particolare del Mezzogiorno, migliorando i collegamenti viari e soprattutto realizzando i collegamenti su ferro indispensabili per fare dei nostri porti i nodi di un sistema logistico interconnesso. La scommessa si può vincere a patto che il legislatore proceda ad una reale semplificazione delle procedure”.

Il Mediterraneo rappresenta un fattore fondamentale anche in questo preciso momento storico. Lei ha già ricoperto ruoli di responsabilità in Sicilia, cosa cambia da lì a Napoli nell’approccio alla risorsa mare?
“I porti di Napoli e delle Sicilie hanno in comune la polifunzionalità. Entrambi, infatti, sviluppano i principali segmenti di traffico: dal commerciale, al crocieristico/passeggeri, all’industria della cantieristica. Ciò che lega i due porti è essere i principali nel settore delle autostrade del mare. Un segmento importante per il trasporto via mare delle merci e delle persone e che contribuisce in maniera significativa a ridurre il traffico di Tir sulle strade, favorendo così l’ambiente e riducendo i costi del trasporto. Per quanto riguarda, poi, la mia conduzione dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale e ora quella del Mar Tirreno Centrale, lo stile resta lo stesso così come l’impegno indirizzati al dialogo con gli operatori, con le parti sociali, con il territorio. E’ per me fondamentale fare dell’Autorità il luogo del confronto, della condivisione delle scelte e degli obiettivi. Solo in questo modo si può raggiungere il risultato di creare un sistema portuale coeso, in grado di affrontare, ancor più ora, le sfide che interessano il settore portuale e il sistema marittimo in generale. A patto che ognuno faccia il proprio dovere, anzi si raddoppino gli sforzi per aiutare chi è più in difficoltà”.

Napoli ha le carte in regola per candidarsi a capitale dell’Euro-mediterraneo?
“Più che di capitale, parlerei di ruolo che la città, il suo porto e il sistema portuale campano possono giocare nell’area del Mediterraneo. Un ruolo significativo per la posizione geografica, centrale nel Mediterraneo, per i legami commerciali di lunga data con i Paesi del Nord Africa, per l’importanza rivestita dall’area grazie al raddoppio del Canale di Suez. Deve considerare che il 30% del traffico mondiale delle merci passa per il Canale di Suez, anche se, a causa della pandemia, si è registrato un calo del 15% del transito delle navi porta container nei primi cinque mesi del 2020. In prospettiva, però, in vista della ripresa dei volumi di traffico nel Mediterraneo, è indispensabile pianificare le trasformazioni e gli investimenti indispensabili per la competitività, capacità e produttività del nostro sistema portuale. Ritorno, così, a quanto le dicevo prima: si tratta di investire in sostenibilità e intermodalità”.

Cosa pensa dell’archeologia subacquea e dei tesori sommersi del Mediterraneo? C’è un problema di fruibilità di questi beni?
“Il nostro territorio e il nostro mare sono ricchi di tesori. Probabilmente bisognerebbe pianificare, lì dove possibile, investimenti pubblico-privato per il recupero dei beni e per la loro fruizione, destinando spazi anche in aree portuali non più utilizzabili a fini commerciali a luoghi dedicati, non solo all’esposizione dei resti, ma anche al loro restauro: laboratori e musei insieme”.

Più in particolare, qual è la sua idea sul patrimonio sommerso del Porto di Napoli?
“Conosciamo tutti le scoperte degli anni Settanta ad opera dell’ingegnere Armando Caròla e la più recente missione, quella del 2016, in cui fu individuata la Corvetta Flora della marina borbonica, incendiata 1799 alla vigilia della nascita della Repubblica napoletana. Il porto del capoluogo è una miniera di antichi resti e testimonianze, che vanno dalla Roma imperiale fino ai giorni nostri”.

Sul suo tavolo c’è già qualche idea su come avviare politiche di valorizzazione di questi beni per non perdere la memoria storica della città? Pensa che alcuni tratti caratteristici, come il Molo San Vincenzo, possano diventare percorsi d’arte da mettere a disposizione dei turisti e degli stessi napoletani? “Venendo al porto di Napoli, come ricorda, nei nostri fondali risultano affondate alcune navi della flotta borbonica. L’Ammiraglio Orazio Nelson ne decretò l’affondamento durante la rivoluzione napoletana del 1799. Alla fine del secolo scorso, Armando Carola riuscì a recuperare un cannone che si trova, ora, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel 2016 fu recuperata anche una campana della Corvetta Flora anch’essa al Mann. Per proseguire nell’opera di recupero, bisognerebbe, come le dicevo, pianificare una collaborazione pubblico-privato per i costi estremamente elevati legati al recupero di navi o parti di esse, per il restauro e per la conservazione. L’AdSP del Mar Tirreno Centrale ha in atto una collaborazione con il Museo Archeologico. Esiste anche un progetto di massima per la riqualificazione degli ex Magazzini Generali e la loro destinazione a Museo del Mare e dell’Emigrazione. Il mio impegno è di verificare la fattibilità e soprattutto le condizioni per procedere alla realizzazione. Gli ex Magazzini Generali potrebbero diventare lo spazio della memoria e della valorizzazione del nostro patrimonio archeologico e della nostra storia millenaria. Sul Molo San Vincenzo l’idea è realizzare una passeggiata che dal Molosiglio arrivi sino alla testata del molo. Di questo, della conseguente progettazione e dei tempi per la realizzazione si sta occupando il tavolo tecnico, guidato dall’AdSP e a cui partecipano il Comune di Napoli, la Marina Militare, il Ministero della Difesa, Agenzia del Demanio, Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli”.

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