Procida, la capitale sommersa

Lo dice con rammarico e, allo stesso tempo, con entusiasmo Nicola Scotto di Carlo, dal 2018 direttore del Museo Civico intitolato a Sebastiano Tusa, il docente di Paletnologia che sull’isola era di casa e che è drammaticamente scomparso nella sciagura aerea del Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines, precipitato nel marzo del 2019 nella tratta da Addis Abeba a Nairobi.

E’ lui a darci conferma che Procida non sarà soltanto nel 2022 la Capitale italiana della cultura “emersa” ma anche di quella “sommersa”. Lo sarà con il suo patrimonio di reperti antichi, di testimonianze storiche e di esemplari unici della fauna e flora marina. Un patrimonio che dai fondali aspetta di riaffiorare per essere fruito da quante più persone possibili. “Le indagini subacquee volute e condotte dal compianto professor Claudio Mocchegiani Carpano e dal professor Massimiliano Marazzi evidenziarono la presenza di bitte intorno all’isolotto di Vivara e, nel Golfo di Genito, a 14 metri di profondità furono anche individuati frammenti ceramici. Inoltre, le prime indagini sulla parte sommersa di Punta Mezzogiorno fecero supporre la presenza di un punto di approdo preistorico risalente al XVI secolo avanti Cristo”, spiega il direttore del Museo. “Ora però occorrerebbe insistere su altri due fronti: continuare le ricerche tre metri sotto la sabbia per individuare ulteriori tracce che risalgono a 3600 anni fa, con uno scavo archeologico subacqueo ex novo nel golfo di Genito; ricostruire il sistema di ormeggio delle imbarcazioni dell’epoca micenea tra punta Mezzogiorno e punta d’Alaca, dove sono state avvistate sottacqua delle porzioni di roccia compatibili con dei punti di approdo”, prosegue Nicola Scotto di Carlo, che è esperto di tecnologie di rilievo dei beni sommersi. “La pandemia ha frenato un po’ le attività ma Procida merita di essere indagata ancora a fondo”, rilancia il professore Massimiliano Marazzi, docente ordinario di Storia del Mediterraneo preclassico presso l’Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, a capo della missione archeologica subacquea che ha riportato alla luce l’antico complesso portuale di oltre 3600 anni fa, in commercio con la Grecia micenea.

“Siamo pronti ad effettuare ricognizioni con strumenti tecnologici avanzati, macchine fotografiche e scanner non in commercio, per dar seguito alle ricerche già iniziate tra il 2018 e il 2019 con l’individuazione di una serie di interventi umani nella roccia intorno a punta Mezzogiorno. Reperti compatibili con banchine”, prosegue Marazzi, che è fondatore e responsabile del Centro euromediterraneo per i beni culturali dell’Ateneo campano. “C’è poi uno scavo al sotto di sotto del promontorio di Santa Margherita, di fronte all’isolotto di Vivara, che ha svelato un enorme ambiente rettangolare ad una profondità di 10 metri che fu scoperto alla fine degli anni Novanta e che potrebbe essere un ricovero per le imbarcazioni. Anche qui, va tutto rilevato, ispezionato e studiato”. L’università è protagonista con i suoi docenti in queste campagne di scavo ma l’apporto delle istituzioni è altrettanto importante. “Tutto ciò che abbiamo realizzato negli ultimi anni è frutto della collaborazione con il Museo Civico di Procida, e quindi con il Comune, e con la Riserva Naturale Statale di Vivara. Fondamentale è stato poi il supporto – spiega Marazzi – dell’Area marina protetta Regno di Nettuno, del Ministero dei Beni culturali, attraverso la Soprintendenza di Napoli, e della Lega navale di Procida”.

Ma la cultura sull’isola si aspetta ora un ulteriore passo in avanti delle istituzioni, con un programma di investimenti organico e puntuale. “Non si tratta di stanziamenti milionari, a volte per avviare uno scavo subacqueo servono poche decine di migliaia di euro ma va sviluppata una progettualità pluriennale per dare consistenza alla Ricerca.

Una volta partita, la campagna archeologica subacquea, deve essere programmata su una base pluriennale. Servono fondi regionali e nazionali per servizi tecnici qualificati a supporto dello scavo subacqueo. A titolo di esempio, e solo per citarne alcuni, mi riferisco all’utilizzo di macchinari come la sorbona, come al supporto logistico per i processi di desalinizzazione, così come a interventi qualificati per trapiantare altrove la Poseidonia Oceanis, ma anche a servizi di scansione con Sub Bottom profiler. Il vantaggio è che i fondali di Procida, a cui ci riferiamo per questa ricerca archeologica, non sono molto profondi, sfiorano i 15 metri – spiega Nicola Scotto di Carlo –, il che consente un’agevole attività subacquea, con esperti a cui non sono richieste abilità particolari, come invece accade con fondali più profondi”.

Ma il direttore del museo “Tusa” si aspetta anche altro dalla scommessa (vinta) di Procida 2022. “Sarebbe un grave errore sottovalutare la cultura del mare che permea tutta l’isola. I procidani hanno un legame fortissimo con il mare, è inteso come una risorsa economica e come una preziosa risorsa ambientale da tutelare. Il mare rappresenta un affascinante contenitore di storie, di legami, di relazioni, che hanno influito sugli aspetti sociali ed economici dell’isola. Non dimentichiamoci che qui è presente una delle scuole nautiche più antiche e prestigiose del Paese, nata nel 1833 come evoluzione di un’attività formativa già presente nel Settecento.

L’Istituto Nautico ha formato numerose generazioni di marittimi che oggi lavorano ad ogni latitudine. Quale occasione migliore per valorizzare il mare sia di sopra che di sotto?”, si chiede Scotto di Carlo. “E poi, non è soltanto archeologia, con un po’ di formazione mirata si possono organizzare delle affascinanti immersioni per i visitatori di Procida 2022, anche facendo solo snorkeling, per comprendere a pieno il porto preistorico scoperto sotto Vivara così come osservare la biodiversità del nostro mare. Come suggestione ricordiamoci che c’è del corallo a punta Pizzaco, ed abbiamo avvistato aragoste nel golfo di Solchiaro. Vi sono, inoltre, numerosi relitti craterici a testimonianza del vulcanesimo dei Campi Flegrei. Insomma, c’è tutto un mondo lì sotto che aspetta di venire a galla. Serve un’esperienza trasversale, che dalla biologia marina vada alla geologia, fino alla storia e all’archeologia”.

Giuseppe Delle Cave

Condividi l'articolo

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on telegram
Share on whatsapp
Share on email

ULTIME NEWS

“L’occasione della presentazione della rivista iMediterranei è anche il momento per fare il punto sull’intesa attività del MANN legata al

Si è svolta l’8 luglio presso l’auditorium del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), in occasione della Giornata internazionale del

“Ha avuto il coraggio, l’intuizione, la capacità imprenditoriale di investire in un brand editoriale di carta stampata, web e tv,

Intervista al presidente dell’Anton Dohrn Roberto Danovaro Nel Mar Mediterraneo si sviluppa circa il 20% del prodotto marino mondiale per

Lo dice con rammarico e, allo stesso tempo, con entusiasmo Nicola Scotto di Carlo, dal 2018 direttore del Museo Civico

Dagli abissi marini alla scoperta di me stessa di Maria Felicia Carraturo  Non so quando è iniziata quella voglia irrefrenabile

di Riccardo Maria Monti* Una serie di imponenti trend geopolitici come la Belt & Road Initiative, il raddoppio del Canale

di avv. Gennaro Famiglietti* L’origine del termine Euro-Mediterraneo (con o senza ‘trattino’) risale a circa 20 anni fa, deriva da

di Marcello di Caterina* L’Italia sta attraversando mesi particolarmente complessi e duri. Alla sfida della pandemia e della crisi sanitaria

Avvocato, componente del consiglio di amministrazione della nota Facoltà di Architettura di Venezia e delle fabbricerie della magica Cattedrale di