in foto Patrizia Monterosso direttore della Fondazione Federico II

“Il Mediterraneo è un grande condominio ognuno dovrebbe occuparsene”

Intervista al direttore della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso

Terracqueo, la narrative exhibition allestita nelle Sale Duca di Montalto del Palazzo Reale di Palermo e visitabile fino al prossimo 31 maggio, ha provato – riuscendoci – a rappresentare il Mediterraneo come se fosse esso stesso una grande opera d’arte, dove terra e mare si fondono trovando il proprio equilibrio e mille contrasti e differenze coabitano in quello che è stato definito il “condomino” più grande al mondo. La mostra è promossa dalla Fondazione Federico II, diretta da Patrizia Monterosso.

Dottoressa Monterosso, quale sarà il prossimo passo da compiere per avvicinare ancora di più i cittadini, specie i più giovani, a questo concetto di Mare Nostrum?
“La mostra Terracqueo è un focus sul Mediterraneo, dove si evidenzia la capacità di rigenerare positivamente tutto quello che solo con grande spirito di intraprendenza può condurre dalla guerra alla pace tramite una complessità culturale che nella storia difficilmente ebbe eguali. Una illuminata visione di lotta verso ogni genere di chiusura, un’esaltazione di valori positivi che hanno condotto l’uomo al superamento dei propri limiti. Una vera e propria contaminazione culturale, che rese possibili contatti tra mondi differenti, costituendo la trasmissione e la divulgazione di dati che hanno concretato la diffusione della conoscenza delle civiltà greca e romana al mondo arabo che nel medioevo ebbe una forte supremazia intellettuale, senza mai dimenticare l’importanza dell’impero Bizantino. Le società del Mediterraneo entrarono spesso in conflitto tra loro, dando vita a guerre che hanno scritto la storia del passato influenzando quella contemporanea, ma continuarono sempre a generare cultura e ricchezze, ancora oggi presenti e ammirate da milioni di visitatori in meravigliose aree archeologiche. L’obiettivo è quello di costituire una presa di coscienza per i visitatori siciliani e provenienti da qualunque parte del mondo, testimoniare l’acme della più raffinata produzione culturale, narrando eventi dove è leggibile l’inscindibilità della visione del Mediterraneo nella sua complessa coabitazione, dove si è creata una forte contaminazione, preservando gli elementi vitali di ogni singola cultura. L’invito è a creare e a costituire equilibri culturali fondanti di una società basata sul rispetto tra diverse etnie, ritrovando lo spirito, l’acume e l’amore per la conoscenza dell’antichità. E’ possibile immaginare il Mediterraneo come un ‘grande condominio’, dove tutti ci affacciamo sul medesimo spazio marittimo, nel bene e nel male tutti contribuiamo al risultato dell’intero ecosistema e per tanto ognuno di noi dovrebbe avere la maturità di collaborare per rendere migliore la vita di oltre centocinquanta milioni di persone, non rimanendo indifferente innanzi a drammi come quelli dei naufragi dei migranti”.

La dimensione immersiva della mostra ha avuto un grande successo. La mappa virtuale presente all’esposizione, frutto del partenariato pubblico-privato e realizzata da Teichos, ha guidato i visitatori in un viaggio unico, consentendo loro di osservare, plasticamente, com’era prima e com’è oggi il Mediterraneo. Che peso darete in futuro ad esperienze di questo tipo e come pensate di sfruttare le nuove tecnologie nei prossimi appuntamenti della Fondazione? “La ricerca e la tecnologia sono da prendere in grande considerazione poiché danno la possibilità anche di entrare più facilmente in contatto con le nuove generazioni e forniscono un supporto di altissimo profilo per i fruitori della mostra. Terracqueo si apre con l’installazione video di Teichos, dove si può ammirare un’animazione del noto cratere del naufragio di Ischia dell’VIII secolo a. C. che evidenzia con uno spiccato pathos il coraggio degli uomini del passato che affrontavano viaggi in mare spesso rischiosi e senza ritorno. Di Teichos, in collaborazione con l’Università degli studi Aldo Moro di Bari, ENEA e INGV, è il solido interattivo che riesce a fornire un perfetto supporto per la comprensione della nascita e dell’evoluzione geologica del Mediterraneo. La Fondazione ormai da tre anni fornisce elementi ad alto contenuto tecnologico per chiarire al meglio taluni aspetti delle esposizioni, realizzando per i visitatori aree dedicate ad approfondimenti all’interno delle stesse Sale Duca di Montalto, così come accaduto per ‘Castrum Superius’ dove venne realizzata una ricostruzione virtuale della pavimentazione della Cappella Palatina tramite una proiezione interattiva artistica. L’area tecnologica fornisce un supporto di approfondimento della dimensione storica ed è sempre presente nelle mostre della Fondazione Federico II, l’utilizzo del linguaggio contemporaneo, attraverso i più recenti studi tecnologici, dimostra come la dimensione del passato serva a concepire il tempo e la sua evoluzione all’interno di un plesso simbolo di cultura e conoscenza”.

Porto romano, Sottomonastero di (Lipari) © Soprintendenza del Mare – Ph. Salvo Emma

Il ponte simbolico tra Napoli (MANN) e Palermo

(Federico II) si è rivelato uno step vincente nel più ampio e complesso discorso della creazione di una rete di siti ed esperienze culturali in grado di offrire al visitatore e al turista un punto di vista globale sul Mediterraneo. Crede che siano maturi i tempi per immaginare un comitato scientifico permanente, a livello nazionale, sul Mare Nostrum?
“La collaborazione potrà ripresentarsi ogni qualvolta ci sarà un comune interesse culturale, essendo tale accordo il segnale di un nuovo corso delle autonomie museali, rimane evidente quanto il tema della mostra Terracqueo fosse di comune condivisione e rappresenti un tentativo per mostrare la grandezza del Mediterraneo attraverso riflessioni dal complesso respiro. La chiave di volta di tali progetti comuni è il dialogo come strumento di condivisione di pensieri e idee costruttive. A tal proposito, Sembra opportuna la dichiarazione del Direttore del MANN, che ha evidenziato come la collaborazione tra Palermo e Napoli sia la prima ad essere realizzata dopo il più difficile periodo imposto dalla pandemia, così come sia fondamentale che la cultura riparta dal meridione d’Italia, dal Mediterraneo. Il dialogo è la chiave di volta di una crescita comune, dove gli elementi storico-artistici di un luogo divengono complementari a quelli di altri, in modo particolare dove a fare da meraviglioso sfondo è la storia del Mediterraneo, culla di tutte le culture e fucina di raffinato ingegno e bellezza”.

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